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mercoledì 11 aprile 2012

Luci della ribalta

Visto che ieri abbiamo parlato di un grandissimo dello spettacolo, Totò, parliamo oggi del più grande di tutti in questa arte, Charlie Chaplin.
Chaplin morirà, infatti, in questo periodo ed il film a cui si richiama il post di oggi è il suo ultimo film girato negli USA (1952): subito dopo, a causa dei problemi con il maccartismo, Chaplin partirà per l'Europa e tornerà in America solo nel 1972.
Il maccartismo fu veramente fascismo a tutti gli effetti, inutile girarci intorno; Woody Allen lo raccontò, a mio avviso piuttosto bene, nel film "Il prestanome" (non so il perchè, giuro che l'associazione è assolutamente priva di qualunque malizia premeditata, ma mi è venuta improvvisamente in mente l'immagine di un uomo politico che nei dibattiti televisivi, quand'era a corto di argomenti e/o non voleva far parlare l'interlocutore, cominciava a gridare: "Comunista! Comunista! Comunista! Comunista!").
Beh, sorvoliamo e torniamo a Chaplin, che è meglio... "Il monello", "La febbre dell'oro", "Luci della città", "Tempi moderni", "Il grande dittatore"(che fu girato nel 1940, quando il nazifascismo era all'apice) sono film rimasti indelebili nella nostra mente e che quelli della mia generazione hanno visto per la prima volta da bambini; sono convinto, però, che l'immagine alla quale tutti quanti associamo il grande Chaplin è quella di Charlot, il vagabondo.



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